2 febbraio 2026 al WeGil: serve ancora non dimenticare?

Si è svolto ieri il convegno dedicato alla Giornata della Memoria e al Giorno del Ricordo, organizzato da Idee Mediterranee, un momento di riflessione condivisa sul significato e sul ruolo che la memoria può svolgere nello sviluppo consapevole delle generazioni future. 

L’incontro ha posto al centro una domanda cruciale: se e in che modo la memoria storica possa svincolarsi dalla sola funzione commemorativa, abbattendo la mera retorica e mantenendo la propria capacità di trasformare il presente. 

Dopo i saluti istituzionali che hanno aperto i lavori, il convegno si è articolato in quattro blocchi tematici: istruzione, arte, sport e pubblica amministrazione offrendo prospettive diverse ma complementari sul ricordo di tragedie lontane. 

L’odio pregiudiziale, matrice di entrambe le due tragedie, ha permesso ai relatori presenti, di poter attualizzare fatti ormai lontani a tragedie a noi più vicine, rispondendo con un sonoro “Sì” alla domanda di apertura del convegno.

L’introvideo del Professor Cantelmi, ha contribuito in modo essenziale allo svolgimento del convegno, tenendo in mano il filo rosso che ci ha condotti poi alle riflessioni finali. Il suo contributo ha messo in luce come il ricordo del passato non sia qualcosa di astratto, ma incida profondamente sulla costruzione dell’individuo e della comunità, influenzando valori, comportamenti e capacità di scelta.

Parlando della connessione tra le Generazioni siamo giunti al luogo in cui questo avviene: la scuola.

Abbiamo quindi ascoltato il contributo del Sottosegretario Paola Frassinetti, che ha evidenziato il ruolo fondamentale della scuola nella trasmissione della memoria storica, sottolineando la necessità di un insegnamento che non si limiti alla nozione, ma che sappia unire conoscenza, responsabilità e partecipazione emotiva. Entriamo nel vivo della scuola con l’intervento di Agnese Gallinacci, che ha portato il punto di vista degli studenti, richiamando l’esigenza di linguaggi nuovi e strumenti più vicini alle giovani generazioni, affinché la memoria non venga percepita come distante o imposta, ma come qualcosa di vivo e significativo. 

Il tema del ricordo vissuto è stato approfondito attraverso la testimonianza di Leo Limentani, figlio di un sopravvissuto ai campi di sterminio. Il suo intervento ha restituito con forza il valore della memoria personale e familiare, mostrando come il racconto diretto continui a essere uno dei mezzi più efficaci per contrastare l’indifferenza e mantenere viva la consapevolezza storica. 

Ciò che fin da subito abbiamo compreso, è che alle nuove generazioni ciò che serve davvero è empatizzare con fatti ormai lontani per sentirli propri. Impensabile non guardare all’arte come uno strumento funzionale allo sviluppo del patrimonio di memoria collettivo nei ragazzi.

Anastasia Astolfi nella sua opera ha trattato una delle pagine più dolorose delle foibe: la storia di Norma Cossetto. Raccontando la sua storia, una giovane vita spezzata non per ciò che fece ma per ciò che era, vittima di brutalità indicibili, ha mostrato come la scena teatrale possa diventare uno spazio privilegiato di memoria, capace di rendere attuali e comprensibili temi storici complessi attraverso l’emozione e l’immedesimazione. Ha quindi cercato di combattere la lotta alla censura, toccata anche da Andrea Piepoli, autore de “Lo stato Idelae”. Parlando di una tragedia attuale, l’immigrazione, siamo riusciti a collegare fatti lontani a ciò che più facilmente viviamo ogni giorno. Andrea, evidenziando i rischi di semplificazione, polarizzazione e strumentalizzazione del passato, attraverso un viaggio ha raccontato l’efficacia del sentire, di toccare con mano pietre e terra testimoni di queste tragedie.

Su questa linea si sono inseriti anche gli interventi di Mario Zamma e Marco Pisano, spostandoci dietro le quinte di una rappresentazione teatrale, hanno raccontato il loro lavoro artistico come forma di impegno civile, sottolineando il valore della parola e della narrazione nel dare voce al passato e nel creare dialogo nel presente.

Il dibattito è stato ulteriormente arricchito dagli interventi di Juri Morico e Luigi Melica. Attraverso lo sport abbiamo trovato un luogo in cui la memoria non resti astratta ma esperienza collettiva concreta, in cui l’agonismo sportivo si allontana dalla competizione insana, dalla svalutazione dell’altro e dagli episodi di bullismo

Domenico Carbone, Massimiliano Giammusso e Paolo Vicchiarello, hanno offerto riflessioni di carattere istituzionale, giuridico e culturale. Dai loro contributi è emersa con chiarezza l’importanza del ruolo svolto dalle associazioni, dagli enti locali e dalle istituzioni pubbliche nel promuovere una memoria attiva, responsabile e condivisa, capace di tradursi in azioni concrete e in politiche culturali durature.

A chiudere i lavori è stato l’intervento di Emanuele Merlino, a lui il compito di racchiudere le riflessioni della serata in una sintesi capace di orientarci verso il futuro. Ha richiamato il valore della memoria come strumento indispensabile per evitare che le tragedie del passato vengano banalizzate, dimenticate o ridotte a semplice retorica.

Nel suo complesso, il convegno ha dimostrato come ricordare non significhi restare ancorati al passato, ma utilizzare la storia come una bussola per orientarsi nel presente. La varietà degli interventi e la partecipazione attenta del pubblico hanno confermato l’attualità del tema e la necessità di continuare a creare spazi di confronto seri e autentici, in cui la memoria diventi occasione di crescita, consapevolezza e responsabilità collettiva.

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